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I nostri ospiti della settimana
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GORAN VOJNOVIĆ-ČEFURI RAUS! INTERVISTA DEL 1 FEBBRAIO 2016

30 min 07.06.2016

GORAN VOJNOVIĆ-ČEFURI RAUS! INTERVISTA DEL 1 FEBBRAIO 2016

30 min 07.06.2016

GORAN VOJNOVIĆ INTERVISTA DEL 1 FEBBRAIO 2016
Domani, mercoledi 8 giugno 2016 alle18, nella sala di lettura della Libreria Minerva di via san Nicolo 20 a Trieste, verra presentato il libro "Cefuri Raus! Feccia del sud via da qui" di Goran Vojnovic, pubblicato da Forum. L'autore dialoghera con la regista Sabrina Morena, lo scrittore e regista Marko Sosič, la curatrice e traduttrice del libro Patrizia Raveggi.
Qui sotto ho tradotto gli interventi dello scrittore nell'intervista del 1 febbraio 2016 il cui tema era il suo romanzo "Čefuri Raus!".

Goran Vojnović: Nel romanzo Čefuri raus! E' stata proprio la lingua usata a creare il romanzo. Se avessi dovuto scriverlo in uno sloveno letterario probabilmente non l'avrei mai scritto.
Nel momento in cui mi e venuta l’idea di scriverlo nella lingua in cui questi ragazzini parlano, o meglio parlavano, perché da quella volta la lingua e cambiata, questi ragazzini, o il ragazzo protagonista che racconta questa storia, che parla il suo slang mescolato ad alcune delle lingue slave meridionali, soltanto in quel momento la storia mi e sembrata vera. Mi e sembrato solo in quel momento che chi l’avrebbe letta, ci avrebbe creduto.
Goran: Questa miscela linguistica, ha come base lo slang di Lubiana, che si usava quel periodo, ma, in all’interno di questo slang, si usano, in quanto la maggiorparte di questi ragazzini e anche noi che siamo cresciuti in questo ambiente (Nota: Goran fa riferimento alla zona di Fužine di Lubiana, dove la maggioranza degli abitanti proviene dai Paesi dell’Ex-Yugoslavia), a casa parlavamo un’altra lingua, e poi a scuola, al parco giochi, o davanti al condominio queste lingue hanno iniziato a mescolarsi vivacemente, divenendo a mio parere una fortunata miscela, molto ricca e molto specifica’ particolare, con la quale si riusciva ad esprimere tante cose in un modo abbastanza diverso, che nella lingua letteraria slovena.
Goran: Si, ci sono stati altri autori, che hanno provato a scrivere in lingue diverse dalla lingua letteraria slovena, ma forse non in questo modo: devo dire che, io avevo il vantaggio di parlare questa lingua. Nei romanzi avevano gia sperimentato a mescolare varie lingue, ma in questo slang, lo slang dei giovani, non potevi scrivere, se tu stesso non lo parlavi.
Goran: Mentre lo stavo scrivendo, volevo che il lettore avesse la sensazione che qualcuno gli stesse raccontando la storia, che tutte le frasi fossero come se veramente fossero dette da un diciasettenne di Fužine. Ho dato forma alla lingua, come se fosse un dialogo per un film, e molte volte mi ripetevo queste frasi ad alta voce, affinché il tutto risultasse convincente.
Goran: In questo romanzo, c’e poco di inventato. Ed e lontano dall’essere autobiografico, ma ho raggruppato un gran numero di personaggi, storie, dei racconti, ricordi miei… gli ho riuniti in una storia. Tutti questi personaggi hanno una certa base nella realta, ma sono poi adattati a cio che la storia vuole raccontare; com’e il personaggio, com’e la sua famiglia, e tutto romanzato. Il personaggio principale ha certe similitudini con l’autore, ovvero si allena a giocare a pallacanestro, cresce in una famiglia simile a quella nella quale sono cresciuto io, poi ci sono delle cose assolutamente differenti. Quindi il tutto non e inventato, ma composto, messo insieme in una storia.
Goran: Sto riflettendo: nello scrivere c’e sempre una miscela: da una parte osservi il mondo e dall’altra scavi dentro te e nei ricordi personali. Nel primo romanzo, non si osserva tanto, ma andando avanti, nei seguenti libri sempre di piu, sempre di piu ti guardi dentro e vedi come questo mondo fa eco in te. Cosa ti lascia dentro. Non quello che vedi al di fuori, ma quello che poi con una certa distanza vedi quando ne hai gia dimenticato qualcosa, qualcosa hai aggiunto, cio che scrivo e un riflesso di questo mondo reale, dove lo specchio sono io.
Goran: Non si tratta di un racconto documentario, anche se la storia di “Čefuri Raus!” sembra sia una sorta di documentario, ma non lo e, neanche lontanamente. Mi sono impegnato a farlo sembrare tale, cosi convincente, ma si tratta di un mondo che ho raccolto in me per 22 anni, non e l’immagine di quello che ho visto in un momento dalla finestra: e la mia esperienza di 22 anni di vita a Fužine, quest’esperienza da “čefur”, questa “čefurita”. (čefur : appellativo con cui gli sloveni chiamano spesso un abitante della Slovenia originario dei Paesi dell’Ex-Yugoslavia; si carica spesso d'una connotazione spregiativa.) E’ un’esperienza di vita in questo mondo multiculturale, tutto questo poi fuso nella storia; come se succedesse tutto in un paio di giorni d’estate.
Goran: Fužine e una parte di Lubiana, ma in qualche modo, funziona come se fosse un mondo a parte; specialmente quando cresci, la maggiorparte dei tuoi amici, conoscenti, e la, e ti fermi la, e diventa una sorta di luogo tuo, la tua citta. E percio, e un po’ difficile dire,… beh certo, ufficialmente sono cresciuto a Lubiana, pero la maggiorparte dei miei amici, noi, siamo cresciuti a Fužine, ed abbiamo considerato questa la nostra citta. Quando andavamo a Lubiana eravamo quasi degli stranieri: e comunque un po’ distante, ci sono altre facce, non e poi piu cosi multiculturale, specialmente in quel periodo, oggi ci sono tanti turisti, e differente. Ma questa differenza esiste: l’atmosfera a Fužine e differente di quella del centro cittadino di Lubiana. Ha un ché di rurale e urbano mescolati insieme, che e caratteristico per Fužine.
Goran: C’e una specie di confine invisibile dalle parti del Nanos…cambia il clima (nota: si parla della distanza fra la costa e Lubiana nell’intervista)
Goran: Il problema di Lubiana, e della Slovenia, e che e distante da diverse parti della Slovenia, non soltanto dalla costa…anche alla gente, che abita vicino a Lubiana, Lubiana sembra distante. E questo problema mi sembra intensificarsi nel corso degli anni. Questo e difficile da comprendere, specialmente a noi che siamo di Lubiana, il perché di questa situazione, ma e cosi, che questa sensazione che Lubiana sia qualcosa di distante, anche se e proprio dietro l’angolo, e un po’ la peculiarita del nostro ambiente.
Goran: Quando sono cresciuto io, negli anni ’90, il čefur era chiunque avesse un qualsiasi legame con il meridione: con la Croazia, con la Bosnia, soprattutto con la Bosnia e Serbia. Ossia, o erano i tuoi genitori che erano di la, o eri tu, che eri nato la, oppure il tuo cognome finiva in “-ić”, in ogni caso, eri un čefur, venivi definito cosi, e con questo dovevi viverci. Oggi, mi sembra, che le cose siano abbastanza diverse e il čefur e un segno pop-culturale, un modo di una cultura popolare: nel modo di comportarsi, di vestire. Una cultura… E cosi, molti giovani anche decidono di essere čefuri. Parliamo della seconda,terza generazione, che in verita possono essere anche sloveni, se vogliono. Non e che siano riconoscibili in alcun modo, nessuno li obbliga a esserlo, ma alcuni decidono di essere čefuri in un determinato momento, magari per qualche anno, e poi sono dinuovo qualcosa d’altro.
Goran: E poi, ora c’e anche questa differenza fra i čefuri e i migranti, i profughi di adesso, i migranti dall’Africa, dalla Cina: il čefur puo scegliere di esserlo o no. Niente lo distingue nel vederlo. Lui sceglie di avere un’altra identita oppure di nasconderla. Un africano che arriva in Slovenia non puo nascondere il suo essere, la gente che arriva adesso dalla Siria e dall’Afganistan, non puo nascondere il suo essere, o scegliere di essere diversi, loro arrivano, e sono diversi, la gente li vede come diversi. E qua, i čefuri hanno un lieve vantaggio, specialmente la seconda e terza generazione.
Goran: A Pirano, e gia da una decina d’anni che ci passo l’estate, ma anche altri periodi dell’anno. E’ difficile non innamorarsi di Pirano, penso che tutti lo sappiamo. Ma non solo di Pirano, ma di tutta la costa slovena, di quella istriana. Chiunque abbia qualunque tipo di legame con questa zona, che non sia solo il venire ogni tanto a visitarla e a farci una nuotata, ce l’ha a cuore. Mia mamma e di Pola, e quindi questo legame con l’Istria per me e sempre esistito, e ho trovato a Pirano solo una storia, una storia che mi portavo dentro, e ho trovato la possibilita, il modo per raccontarla.
Goran: Mio papa viene dalla Bosnia. Anche i genitori di mia mamma vengono dalla Bosnia, che sono arrivati nei primi anni ’50, nel ’53, a Buie e poi a Pola. E cosi, in famiglia, e gia presente questo concetto di migrazione. Da piu generazioni, dalla parte della mamma, si sono spostati da stato in stato; sono il primo, per il momento, a non rispettare questa regola.
Goran: E sono sempre stato attratto, incuriosito, dalla storia delle citta, che in un momento hanno cambiato i propri abitanti. Questi processi che dopo restano: nonostante, che forse alle volte succede che se ne vada tutta la citta e arrivino nuovi abitanti, succede che la cultura non venga cambiata interamente, ma viene mantenuto un qualcosa di quella cultura. Si crea una miscela interessante. E penso, che cio in Istria, nell’ Istria slovena, nella zona del litorale, si veda benissimo. Si crea una miscela di culture, che a me, visto che ho vissuto a Fužine, e molto vicina.
Goran: Penso, che sempre di piu il mondo diventa il mondo dei “čefuri”: oggigiorno e piu facile spostarsi, nonostante tutti i fili spinati, non fermeremo cio. Penso anzi, che ce ne sara sempre di piu, per motivi diversi, la gente continuera a trasferirsi, a migrare. Queste culture, le culture si mescoleranno, e bisogna trovare, pensare di trovare il modo di vivere con cio. Noi cominceremo pian piano a vivere in un continuo cambiamento. Gia ora e in un certo senso cosi. Non ci sara piu un periodo di 50 anni in cui rimane tutto immutato, e poi arriva una guerra, poi cambia un po’, e poi altri 50 anni ancora…ora le cose cambieranno di continuo.
Goran: E la nostra prima reazione e quella di tornare alle tradizioni: il mondo, l’Europa sta ritornando alle tradizioni, perché cerca un rifugio. Pero cio, e a breve durata. Questa e paura. E la prima cosa alla quale possiamo aggrapparci, la tradizione, i valori tradizionali. Ma questo durera ben poco: non potremmo porre resistenza con la tradizione ai mutamenti, dovremmo trovare un altro modo.
Goran: Grazie anche a voi.

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GORAN VOJNOVIĆ INTERVISTA DEL 1 FEBBRAIO 2016
Domani, mercoledi 8 giugno 2016 alle18, nella sala di lettura della Libreria Minerva di via san Nicolo 20 a Trieste, verra presentato il libro "Cefuri Raus! Feccia del sud via da qui" di Goran Vojnovic, pubblicato da Forum. L'autore dialoghera con la regista Sabrina Morena, lo scrittore e regista Marko Sosič, la curatrice e traduttrice del libro Patrizia Raveggi.
Qui sotto ho tradotto gli interventi dello scrittore nell'intervista del 1 febbraio 2016 il cui tema era il suo romanzo "Čefuri Raus!".

Goran Vojnović: Nel romanzo Čefuri raus! E' stata proprio la lingua usata a creare il romanzo. Se avessi dovuto scriverlo in uno sloveno letterario probabilmente non l'avrei mai scritto.
Nel momento in cui mi e venuta l’idea di scriverlo nella lingua in cui questi ragazzini parlano, o meglio parlavano, perché da quella volta la lingua e cambiata, questi ragazzini, o il ragazzo protagonista che racconta questa storia, che parla il suo slang mescolato ad alcune delle lingue slave meridionali, soltanto in quel momento la storia mi e sembrata vera. Mi e sembrato solo in quel momento che chi l’avrebbe letta, ci avrebbe creduto.
Goran: Questa miscela linguistica, ha come base lo slang di Lubiana, che si usava quel periodo, ma, in all’interno di questo slang, si usano, in quanto la maggiorparte di questi ragazzini e anche noi che siamo cresciuti in questo ambiente (Nota: Goran fa riferimento alla zona di Fužine di Lubiana, dove la maggioranza degli abitanti proviene dai Paesi dell’Ex-Yugoslavia), a casa parlavamo un’altra lingua, e poi a scuola, al parco giochi, o davanti al condominio queste lingue hanno iniziato a mescolarsi vivacemente, divenendo a mio parere una fortunata miscela, molto ricca e molto specifica’ particolare, con la quale si riusciva ad esprimere tante cose in un modo abbastanza diverso, che nella lingua letteraria slovena.
Goran: Si, ci sono stati altri autori, che hanno provato a scrivere in lingue diverse dalla lingua letteraria slovena, ma forse non in questo modo: devo dire che, io avevo il vantaggio di parlare questa lingua. Nei romanzi avevano gia sperimentato a mescolare varie lingue, ma in questo slang, lo slang dei giovani, non potevi scrivere, se tu stesso non lo parlavi.
Goran: Mentre lo stavo scrivendo, volevo che il lettore avesse la sensazione che qualcuno gli stesse raccontando la storia, che tutte le frasi fossero come se veramente fossero dette da un diciasettenne di Fužine. Ho dato forma alla lingua, come se fosse un dialogo per un film, e molte volte mi ripetevo queste frasi ad alta voce, affinché il tutto risultasse convincente.
Goran: In questo romanzo, c’e poco di inventato. Ed e lontano dall’essere autobiografico, ma ho raggruppato un gran numero di personaggi, storie, dei racconti, ricordi miei… gli ho riuniti in una storia. Tutti questi personaggi hanno una certa base nella realta, ma sono poi adattati a cio che la storia vuole raccontare; com’e il personaggio, com’e la sua famiglia, e tutto romanzato. Il personaggio principale ha certe similitudini con l’autore, ovvero si allena a giocare a pallacanestro, cresce in una famiglia simile a quella nella quale sono cresciuto io, poi ci sono delle cose assolutamente differenti. Quindi il tutto non e inventato, ma composto, messo insieme in una storia.
Goran: Sto riflettendo: nello scrivere c’e sempre una miscela: da una parte osservi il mondo e dall’altra scavi dentro te e nei ricordi personali. Nel primo romanzo, non si osserva tanto, ma andando avanti, nei seguenti libri sempre di piu, sempre di piu ti guardi dentro e vedi come questo mondo fa eco in te. Cosa ti lascia dentro. Non quello che vedi al di fuori, ma quello che poi con una certa distanza vedi quando ne hai gia dimenticato qualcosa, qualcosa hai aggiunto, cio che scrivo e un riflesso di questo mondo reale, dove lo specchio sono io.
Goran: Non si tratta di un racconto documentario, anche se la storia di “Čefuri Raus!” sembra sia una sorta di documentario, ma non lo e, neanche lontanamente. Mi sono impegnato a farlo sembrare tale, cosi convincente, ma si tratta di un mondo che ho raccolto in me per 22 anni, non e l’immagine di quello che ho visto in un momento dalla finestra: e la mia esperienza di 22 anni di vita a Fužine, quest’esperienza da “čefur”, questa “čefurita”. (čefur : appellativo con cui gli sloveni chiamano spesso un abitante della Slovenia originario dei Paesi dell’Ex-Yugoslavia; si carica spesso d'una connotazione spregiativa.) E’ un’esperienza di vita in questo mondo multiculturale, tutto questo poi fuso nella storia; come se succedesse tutto in un paio di giorni d’estate.
Goran: Fužine e una parte di Lubiana, ma in qualche modo, funziona come se fosse un mondo a parte; specialmente quando cresci, la maggiorparte dei tuoi amici, conoscenti, e la, e ti fermi la, e diventa una sorta di luogo tuo, la tua citta. E percio, e un po’ difficile dire,… beh certo, ufficialmente sono cresciuto a Lubiana, pero la maggiorparte dei miei amici, noi, siamo cresciuti a Fužine, ed abbiamo considerato questa la nostra citta. Quando andavamo a Lubiana eravamo quasi degli stranieri: e comunque un po’ distante, ci sono altre facce, non e poi piu cosi multiculturale, specialmente in quel periodo, oggi ci sono tanti turisti, e differente. Ma questa differenza esiste: l’atmosfera a Fužine e differente di quella del centro cittadino di Lubiana. Ha un ché di rurale e urbano mescolati insieme, che e caratteristico per Fužine.
Goran: C’e una specie di confine invisibile dalle parti del Nanos…cambia il clima (nota: si parla della distanza fra la costa e Lubiana nell’intervista)
Goran: Il problema di Lubiana, e della Slovenia, e che e distante da diverse parti della Slovenia, non soltanto dalla costa…anche alla gente, che abita vicino a Lubiana, Lubiana sembra distante. E questo problema mi sembra intensificarsi nel corso degli anni. Questo e difficile da comprendere, specialmente a noi che siamo di Lubiana, il perché di questa situazione, ma e cosi, che questa sensazione che Lubiana sia qualcosa di distante, anche se e proprio dietro l’angolo, e un po’ la peculiarita del nostro ambiente.
Goran: Quando sono cresciuto io, negli anni ’90, il čefur era chiunque avesse un qualsiasi legame con il meridione: con la Croazia, con la Bosnia, soprattutto con la Bosnia e Serbia. Ossia, o erano i tuoi genitori che erano di la, o eri tu, che eri nato la, oppure il tuo cognome finiva in “-ić”, in ogni caso, eri un čefur, venivi definito cosi, e con questo dovevi viverci. Oggi, mi sembra, che le cose siano abbastanza diverse e il čefur e un segno pop-culturale, un modo di una cultura popolare: nel modo di comportarsi, di vestire. Una cultura… E cosi, molti giovani anche decidono di essere čefuri. Parliamo della seconda,terza generazione, che in verita possono essere anche sloveni, se vogliono. Non e che siano riconoscibili in alcun modo, nessuno li obbliga a esserlo, ma alcuni decidono di essere čefuri in un determinato momento, magari per qualche anno, e poi sono dinuovo qualcosa d’altro.
Goran: E poi, ora c’e anche questa differenza fra i čefuri e i migranti, i profughi di adesso, i migranti dall’Africa, dalla Cina: il čefur puo scegliere di esserlo o no. Niente lo distingue nel vederlo. Lui sceglie di avere un’altra identita oppure di nasconderla. Un africano che arriva in Slovenia non puo nascondere il suo essere, la gente che arriva adesso dalla Siria e dall’Afganistan, non puo nascondere il suo essere, o scegliere di essere diversi, loro arrivano, e sono diversi, la gente li vede come diversi. E qua, i čefuri hanno un lieve vantaggio, specialmente la seconda e terza generazione.
Goran: A Pirano, e gia da una decina d’anni che ci passo l’estate, ma anche altri periodi dell’anno. E’ difficile non innamorarsi di Pirano, penso che tutti lo sappiamo. Ma non solo di Pirano, ma di tutta la costa slovena, di quella istriana. Chiunque abbia qualunque tipo di legame con questa zona, che non sia solo il venire ogni tanto a visitarla e a farci una nuotata, ce l’ha a cuore. Mia mamma e di Pola, e quindi questo legame con l’Istria per me e sempre esistito, e ho trovato a Pirano solo una storia, una storia che mi portavo dentro, e ho trovato la possibilita, il modo per raccontarla.
Goran: Mio papa viene dalla Bosnia. Anche i genitori di mia mamma vengono dalla Bosnia, che sono arrivati nei primi anni ’50, nel ’53, a Buie e poi a Pola. E cosi, in famiglia, e gia presente questo concetto di migrazione. Da piu generazioni, dalla parte della mamma, si sono spostati da stato in stato; sono il primo, per il momento, a non rispettare questa regola.
Goran: E sono sempre stato attratto, incuriosito, dalla storia delle citta, che in un momento hanno cambiato i propri abitanti. Questi processi che dopo restano: nonostante, che forse alle volte succede che se ne vada tutta la citta e arrivino nuovi abitanti, succede che la cultura non venga cambiata interamente, ma viene mantenuto un qualcosa di quella cultura. Si crea una miscela interessante. E penso, che cio in Istria, nell’ Istria slovena, nella zona del litorale, si veda benissimo. Si crea una miscela di culture, che a me, visto che ho vissuto a Fužine, e molto vicina.
Goran: Penso, che sempre di piu il mondo diventa il mondo dei “čefuri”: oggigiorno e piu facile spostarsi, nonostante tutti i fili spinati, non fermeremo cio. Penso anzi, che ce ne sara sempre di piu, per motivi diversi, la gente continuera a trasferirsi, a migrare. Queste culture, le culture si mescoleranno, e bisogna trovare, pensare di trovare il modo di vivere con cio. Noi cominceremo pian piano a vivere in un continuo cambiamento. Gia ora e in un certo senso cosi. Non ci sara piu un periodo di 50 anni in cui rimane tutto immutato, e poi arriva una guerra, poi cambia un po’, e poi altri 50 anni ancora…ora le cose cambieranno di continuo.
Goran: E la nostra prima reazione e quella di tornare alle tradizioni: il mondo, l’Europa sta ritornando alle tradizioni, perché cerca un rifugio. Pero cio, e a breve durata. Questa e paura. E la prima cosa alla quale possiamo aggrapparci, la tradizione, i valori tradizionali. Ma questo durera ben poco: non potremmo porre resistenza con la tradizione ai mutamenti, dovremmo trovare un altro modo.
Goran: Grazie anche a voi.

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